Un documento privato che più privato non si può sul blog?
Beh, sì, ho pensato che fosse giusto, anche perché l'argomento è stato oggetto di discussione con i miei figli e idealmente può rappresentare il piccolo contributo che uno che ha superato da tempo (troppo tempo) i vent'anni - cioè io - può dare alle giovani generazioni.
Evito le solite pippe sui giovani. Scrivo solo che io sono - anche in questo - un inguaribile ottimista: le nostre lotte, le nostre passioni, la nostra ostinata ricerca della verità, tutto quello in cui abbiamo creduto può sembrare, a volte, disperso. Poi ti ritrovi una sera, anzi una notte a parlare con i tuoi figli e scopri che, pur con linguaggi e interessi diversi, hanno gli stessi sogni e gli stessi ideali che avevi tu al tempo dei tuoi vent'anni.
La storia: Marco. mio figlio, ha scritto una lettera a me, a sua madre, a suo fratello e agli amici della sua associazione, dicendo che proprio no, questa volta non se la sentiva di votare per nessuno dei partiti che si sono presentati alle ultime elezioni politiche, semplicemente perché non si sentiva rappresentato da nessuno.
Ecco la mia risposta alla sua lettera.
"Caro Marco,
concordo in toto con quanto ti ha scritto Enrico Solito e, quindi, non starò a ripetere le sue argomentazioni.
Ovviamente, ti capisco, anche perché sono il tuo babbo e non potrei fare altrimenti; ma ti capisco anche provando a mettermi nella posizione di un giovane deluso dai balletti della politica, dalla distanza rispetto a tanti problemi, difficoltà, perfino sofferenze di giovani e meno giovani.
Credo di poter dire che non è un problema solo nostro, del nostro Paese, intendo, ma un problema che riguarda molte democrazie mature, dove l'astensionismo - ad esempio - raggiunge cifre molto più significative rispetto a quelle che si registrano in Italia.
Ora, è vero che sono il tuo babbo, ma non per questo mi sento di fare il paternalista. Sono stato anche io, long time ago, giovane, con le mie indecisioni, le mie delusioni, le mie irrequietezze, ma - sinceramente - una cosa che mi faceva molto incazzare era questa tendenza a darci sempre ragione in quanto giovani, come a dire "ma sì, pensala come vuoi, tanto prima o poi capirai, ti adeguerai e poi a noi che ce frega, ci basta conservare lo scampolo di potere che abbiamo". La conclusione, insomma, era sempre quella: ci davano ragione tutti, ma quando si trattava di lasciare qualche spazio reale alle giovani generazioni, nessuno che facesse un passo indietro.
La situazione, forse, non è cambiata, anche oggi respiriamo un'aria pericolosamente giovanilista e l'impressione è che, alla fine, siano sempre gli stessi (cioé i meno giovani) a decidere. Su questo versante, purtroppo, non posso esserti di aiuto.
Su un altro piano, invece, posso provare a dirti la mia. La democrazia si nutre non solo del diritto di voto, cioé di scelta, ma anche dell'esercizio di una cittadinanza attiva, che significa partecipazione, comprensione dei problemi e della loro complessità, condivisione di proposte e di ipotesi di soluzione ai problemi. Un esercizio molto più difficile della protesta, che qualche volta è utile, molte altre volte semplicemente sterile, in altri casi espressione di interessi realmente pubblici, in altri ancora di piccoli egoismi locali o di categoria.
Questa è la nostra vita, questo il mondo che abbiamo costruito, questa, forse, la sostanza del nostro essere umani: creature meravigliose, gli uomini, capaci di grandi gesti di bontà e di solidarietà, ma capaci anche di grandi bassezze e meschinità. Che ci azzecca con la politica, dirai... Ci azzecca, credimi, nel senso che potremmo provare, tutti insieme, a migliorarla questa società, a renderla più umana, a non essere più tutti incazzati contro tutti, a non credere di avere solo diritti da rivendicare ma anche qualche dovere al quale assolvere, a ricercare - dentro di noi - il senso perduto della comunità e della solidarietà, a capire le ragioni degli altri, valorizzando la diversità, perché la diversità e la pluralità sono sempre una ricchezza a vantaggio di tutti.
Su questo versante, la politica può dare un bel contributo, ma non può bastare e, soprattutto, non può sostituirsi all'etica e alla responsabilità individuale. Valga per tutte la sana lezione di realismo di un prete, Don Milani, nella sua lettera a "Pipetta": "quando anche avremo sfondato la cancellata della casa del ricco e vi avremo installato la casa del povero, sappi, Pipetta, che io ti tradirò e pronuncerò l'unica frase degna di un Sacerdote di Cristo: 'Beati i poveri, ecc. ecc.". Come dire che la nostra sete di giustizia, fino a che esisterà l'uomo, non sarà mai placata e si nutrirà sempre di nuove istanze e di nuove battaglie e di nuove scelte, a volte le migliori, qualche altra volta le scelte possibili.
Voglio dire, con tutto l'amore di un padre verso un figlio, che la "probblematica" - come direbbe Funari - sta in molta parte nell'uomo e che è illusorio pensare che la politica potrà risolvere tutto ed approdare, un giorno, all'isola che non c'è.
Secondo la mia opinione, di sicuro c'è che l'astensione serve solo ai potenti e che una scelta consapevole non significa abbracciare in toto una fede, un'ideologia, una parte politica, ma cercare di riconoscere l'interlocutore politico che più si avvicina alle tue idee. Senza esagerare, il voto può essere un piccolo contributo a cambiare le cose nel senso in cui desideriamo che cambino, può rappresentare l'apporto che possiamo dare ad una battaglia di idee che, se non è proprio la nostra, può esserle molto vicina, consapevoli che la democrazia, come dicevo, si può e si deve esercitare anche in un milione di altri modi.
Insomma, "a volte devi entrare in battaglia per scoprire il modo di vincerla" (Cicerone) e, forse, anche le prossime elezioni rappresentano una piccola parte della più grande battaglia che è, per molti versi, la nostra vita.
Un bacio
i' tu' babbo"