martedì, 28 ottobre 2008

Un articolo illuminante di Michele Serra

Gatto & VolpeIl mio amico Lapo Pistelli mi ha segnalato questo bellissimo articolo di Michele Serra, apparso qualche giorno fa su "Repubblica". Il tema è quello della crisi finanziaria, che forse nasconde un disagio ben più grande, che ha a che vedere con i nostri stili di vita, i nostri sogni, i nostri bisogni, quelli veri e quelli meno veri.

Meditiamo, gente, meditiamo. Anche se il mondo non sembra essere poi così diverso da quello immaginato da Collodi, fatto di Gatti e di Volpi, di Campi di Miracoli e di paesi come quello di Acchiappacitrulli, abbiamo il dovere di pensare seriamente al nostro futuro, a quello dei nostri figli e del nostro Paese, domandandoci se è poi così vero che la via per la felicità è lastricata solo di consumo e di benessere apparente.

LA CRISI FINANZIARIA E I SOGNI SCONFITTI

Michele Serra, la Repubblica 22 ottobre 2008

In questi giorni straniti e ansiogeni, moltissimo si è letto e imparato sulle ragioni tecniche della catastrofe finanziaria globale. Assai meno sulle sue ragioni sociali e antropologiche, che un luminoso intervento del sociologo Zygmunt Bauman (Repubblica di qualche giorno fa) fa risalire, in sintesi, alla fine del desiderio: e cioè, attraverso il doping del credito illimitato, alla trasformazione di ogni desiderio materiale in diritto, da ottenere a qualunque costo. Il diritto di avere tutto e subito, e non si sa se sia stato il neocapitalismo a parodiare il vecchio slogan estremista oppure viceversa… (è malizioso chiedersi se qualche giovane pescecane della finanza abbia fatto il Settantasette?).
Ora, sarebbe insano che un rialzo di Borsa, per quanto vigoroso, bastasse a dimenticare che il motore fondamentale del tracollo, a monte di responsabilità truffaldine odi forzature patologiche, è stato il way of life, lo stile di vita delle società occidentali e specialmente degli americani. Se ancora non ci si capacita che davvero esiste un limite (non morale: materiale) agli appetiti umani, alla rincorsa nevrotica a un companatico tanto ingente da far collassare anche il pane, forse è il caso di rileggersi Pinocchio. Laddove, nell’agguato finanziario teso dal Gatto e la Volpe (oggi sarebbero: Gatto & Volpe), il gioco si regge sulla credulità sconfinata di Pinocchio, che affida i suoi tre zecchini residui a chi gli promette di moltiplicarli a dismisura seminandoli nel Campo dei Miracoli, limitrofo al paese di Acchiappacitrulli. La notte precedente la truffa, il burattino sogna piantagioni di alberi che grondano monete d’oro, come promessogli dai suoi due consulenti d’affari.
Il moralismo ficcante e a volte atroce di Collodi si fonda su un buon senso radicatissimo fino a un paio di generazioni fa. Per molti dei nostri padri, bisognava spendere solo quello che si aveva in tasca, e anche fare un mutuo per la casa, pure se garantito dal proprio sudore futuro, aveva qualcosa di losco e di avventato. Per noi contemporanei il credito ha avuto, per contro, anche un’evidente funzione democratica: concedeva anche a chi partiva senza risorse una chance in più per comperare casa, per accedere al benessere, per migliorare il proprio status. E dunque, dio ci guardi dalla tentazione di rimpiangere un mondo nel quale partenza e traguardo spesso coincidevano, in ragione di una divisione di classe, e di una rigidità sociale, infinitamente maggiori di adesso.
Il problema, alla luce dei recenti sconquassi, non è dunque maledire le ambizioni individuali. E’ domandarsi se queste ambizioni, nel vertiginoso moltiplicarsi dei bisogni e dunque dei debiti, sono ancora oggetto di discernimento da parte di chi ambisce. Se cioè esista una graduatoria logica dei bisogni, un’igiene dell’avere, secondo la quale la prima casa per esempio merita il sacrificio di un mutuo, ma le vacanze di lusso (che gli analisti indicano come una delle tante ragioni del mostruoso indebitamento americano) invece no. Perché un conto è il decoro sociale, altro conto è l’imitazione ottusa e servile di modelli patinati.
Che cosa ci serve per vivere bene? Ce lo domandiamo ancora? Siamo padroni dei nostri bisogni o ne siamo vittime? Non era forse questa la domanda modernissima, come si vede che la sinistra voleva e doveva porsi una volta accertato che la società di mercato è comunque più vivibile e libera, più speranzosa e dinamica? E soprattutto, di quale smodato potere abbiamo investito i nostri tutori politici, istituzionali, finanziari, che avrebbero avuto il compito di tenere sotto stretto controllo il rapporto tra lavoro e denaro, tra economia materiale e giochi speculativi, insomma tra realtà e ossessione, e invece quasi ovunque si sono trasformati in suadenti suggeritori di sogni, complici di Gatto & Volpe e in molti casi Gatto & Volpe essi stessi, predicatori di sviluppi illimitati, di consumi infiniti, di godurie obbligatorie? Non è precisamente il Paese dei Balocchi quello in cui non solamente la pubblicità, ma anche i governanti (di destra e di sinistra) con entrambi gli occhi fissi sul Pil e zero sguardo su tutto il resto, ci hanno fatto credere di vivere, purtroppo contando sulla resa incondizionata del nostro spirito critico?
La grande prevalenza di spiegazioni tecniche, nel corso di questa crisi, fa capire meglio di ogni altra considerazione che cosa significhi pensiero unico. Significa che nessun dubbio strutturale, nessuna domanda radicale ha più spazio nel nostro mondo, al di fuori del catastrofismo gongolante di chi spera nel tracollo mondiale per poter dire avevo ragione io, o peggio per riproporre le vecchie ingessature del collettivismo di regime. Rifare ordine nei bisogni, nelle priorità, nei consumi, appare quasi impossibile nel caos allucinato di una civiltà che ha seriamente rischiato di esplodere perché un impiegato voleva fare le stesse vacanze, guidare la stessa automobile, indossare gli stessi abiti del suo padrone. Un’apparente pulsione democratica che nasconde nella pancia il veleno tremendo del conformismo, dell’appiattimento sociale e culturale, perché quanto a collettivismo sarebbe ora di accorgerci che non teme rivali un mondo nel quale tutti ambiscono a fare la stessa identica vita.
Se centinaia di milioni di persone hanno fatto lo stesso medesimo errore, indotte da persuasori molteplici (pubblicità, televisione, banche, politici) a sognare lo stesso sogno, non è forse il segno di un’epoca monocorde, morbidamente totalitaria (vedi il bel saggio di Raffaele Simone “Il mostro mite”), che declassa le differenze a devianze, che diffida non più della povertà, ma della sobrietà come di una debolezza sovversiva? Se la sinistra volesse ripartire da qui, da questo fermo-immagine di una società terrorizzata dalla propria stessa ingordigia, prigioniera dei sogni piuttosto che libera dai bisogni, e riuscisse a dire un paio di cose convincenti sulla differenza tra l’agio e l’avidità, tra la soddisfazione e la crapula, tra il limite e la smodatezza, forse riuscirebbe in tempi brevi a ripartire davvero, dall’oggi e non più dallo ieri, con un vocabolario rinnovato, uno sguardo più limpido e vivace, e la voglia di tornare a capire che dentro una ricchezza simulata c’è molta più simulazione che ricchezza. Molta più angoscia che serenità. Molta più sconfitta che vittoria.

 

postato da: acecca alle ore 15:09 | link | commenti
categorie:
martedì, 21 ottobre 2008

Buon anno del topo (il 12 novembre alle 17.30, al Teatro Affratellamento)

Buon anno del topoE' il primo spettacolo frutto della collaborazione fra Quartiere 3 e Laboratorio 9. Lo spettacolo racconta la storia di S., una giovane donna che la notte di Capodanno si imbatte in un diario scritto da un bambino cinese ora in Italia.

S. comincia a scorrere le pagine del diario e ad appassionarsi alla lettura degli appunti, delle frasi, delle parole dette e ascoltate che il bambino ha consegnato alla pagina scritta. Sono allora i racconti sulla Cina e l’incontro con una realtà completamente nuova che prendono forma in scena in una specie di affresco, di sceneggiatura attraverso l’immaginazione di S. Il suo viaggio nel diario è l’esperienza di chi si dispone all’incontro, all’imprevisto e alla contaminazione.

Il luogo dell’azione non è inteso solo come “spazio scenico” ma anche come luogo che accoglie

tutti gli elementi, carico di significati, oggetti da guardare e da interpretare. Si tratta di un luogo che non esiste da un’altra parte né è una riproduzione di un altro mondo esistente, casomai un labirinto dell’immaginario dove tutto può accadere.

postato da: acecca alle ore 13:16 | link | commenti
categorie:
venerdì, 17 ottobre 2008

Trent'anni di amicizia con la cittĂ  di Gifu

30^ Anniversario Amicizia con Gifu
postato da: acecca alle ore 17:13 | link | commenti
categorie:
martedì, 14 ottobre 2008

Parla con il Presidente

"Parla con il Presidente"  è un'iniziativa nata qualche mese fa, che mette a disposizione di tutti i cittadini del quartiere Galluzzo Gavinana una serie di numeri telefonici, attraverso i quali è possibile parlare direttamente con il sottoscritto in giorni ed orari prestabiliti.

Quando ho cominciato, lo scorso mese di maggio, ricevevo quattro/cinque telefonate ogni volta; la cosa sembra aver trovato il gradimento di molti e, infatti, le telefonate ora sono moltissime, diverse decine nel giro delle due ore in cui tengo il telefono aperto.

Le date e gli orari sono pubblicati ogni mese da "Il Reporter", ma possono essere consultati anche sul sito del Comune di Firenze (v. link qui accanto).

postato da: acecca alle ore 15:50 | link | commenti
categorie: parla con il presidente
venerdì, 03 ottobre 2008

Nuovo fontanello di qualitĂ  all'Anconella

Anconella nuovo fontanello di qualitĂ  3

 

 

Ufficio Stampa - Comune di Firenze
Palazzo Vecchio - P.za Signoria, 1 - 50122 Firenze
Tel. 055 276 8075 - Fax 055 276 8282

     

 

COMUNICATO STAMPA

Firenze, 01 Ottobre 2008

ACQUA, DA VENERDÌ ENTRA IN FUNZIONE IL NUOVO FONTANELLO DI ALTA QUALITÀ DELL'ANCONELLA

Sarà in funzione da venerdì il nuovo fontanello di alta qualità dell'Anconella. Si tratta di una macchina di nuova generazione che sostituisce quella attuale ormai vetusta e che andrà in pensione con 10milioni e 800mila litri di acqua erogati in 10 anni di attività. Sarà nuova anche la struttura che la contiene e la protegge, tutta in muratura: un casottino il cui progetto è stato redatto dai tecnici del Quartiere 3 e che è stato sottoposto alla Commissione edilizia integrata e alla Soprintendenza.
La nuova struttura è stata presentata stamani dall'assessore ai nuovi stili di vita e ai rapporti coi quartieri Cristina Bevilacqua insieme al presidente del Quartiere 3 Andrea Ceccarelli e al presidente di Publiacqua Amos Cecchi.
"Vogliamo sensibilizzare sempre di più all'utilizzo dell'acqua potabile dell'acquedotto - ha spiegato l'assessore Bevilacqua - per ridurre l'acquisto di acqua minerale. I fontanelli di acqua qualità sono il tramite giusto per far conoscere la bontà dell'acqua della rete idrica che è di ottima qualità ed è controllata quotidianamente"
Grazie al fontanello dell'Anconella sono state risparmiate 7milioni e 500mila bottiglie di plastica da 1 litro e mezzo con conseguente risparmio di quasi 600 tonnellate di anidride carbonica. Sono quattro i fontanelli di alta qualità attivi in città
oltre a quello del parco dell'Anconella, uno Quartiere 1 in via dell'Agnolo dentro il Giardino Chelazzi, uno nel Quartiere 4 a Villa Vogel e uno nel Quartiere 5 nel giardino del Centro giovani di via della Sala.
"Stiamo lavorando per un impianto analogo nei giardini di viale Tanini al Galuzzo - ha detto il presidente Ceccarelli- che prevediamo di completare entro l'anno". Altri 2 nuovi fontanelli sono in arrivo anche nei Quartieri 2, e 5: in piazza Varlungo e in piazza del Sodo.
"L'utilizzo dell'acqua dei fontanelli e dei rubinetti dell'acqua - ha spiegato il presidente Cecchi- non solo porta una notevole riduzione della plastica, ma ha anche un'influenza positiva sui bilanci delle famiglie. Si fa un uso abnorme dell'acqua imbottigliata. Attualmente una famiglia media spende 180euro l'anno per il servizio idrico al quale se ne devono aggiungere altre 240, sempre ogni anno, per l'acquisto di acqua imbottigliata che potrebbero tranquillamente essere risparmiati vista l'ottima qualità dell'acqua potabile che viene erogata dall'acquedotto. I fontanelli in questo senso funzionano da apripista".
Ottimi i risultati dei fontanelli ad alta qualità: da gennaio a maggio di questo anno nel Quartiere 5 in via della Sala sono stati erogati 250.000 litri, mentre nell'arco del 2007 nel quartiere 4 dal fontanello di Villa Vogel sono stati erogati circa 1.200.000 litri.
Il costo dell'installazione dell'impianto è di 32mila euro a cui hanno contribuito Publiacqua, Provincia di Firenze e il Quartiere 3. Per la manutenzione, costo dell'acqua e dell'energia, analisi di laboratorio, revisioni annuali è previsto un costo di circa 11mila 500 euro annui.
Il fontanello del parco dell'Anconella nel quartiere 3 è stato il primo impianto, realizzato a Firenze nel 1998, per l'erogazione gratuita di acqua ad alta qualità e da allora è stato assiduamente frequentato da moltissimi cittadini.
Si tratta di acqua proveniente dall'acquedotto di Firenze che grazie a dispositivi collocati all'interno del fontanello, viene trattata attraverso una serie di processi di filtrazione, sterilizzazione e refrigerazione che consentono la produzione di acqua con elevate caratteristiche qualitative, appunto acqua ad alta qualità. (lb)


   

postato da: acecca alle ore 13:39 | link | commenti
categorie: nuovo fontanello di qualitĂ 
mercoledì, 01 ottobre 2008

Due nuove iniziative del Quartiere 3

Corso Storia dell ArtePomeriggi in Biblioteca
postato da: acecca alle ore 13:58 | link | commenti
categorie: