Beh, ormai non è una notizia, visto che sono passati già due giorni dagli scrutini che hanno decretato la vittoria di Matteo e del centrosinistra a Firenze. Abbiamo passato la serata del 22 a festeggiare, fra una spaghettata e la gioia che si respirava in Piazza SS. Annunziata.
Però mi piaceva provare a fare un primo, sommario commento su questa lunga galoppata che ci ha portato alla elezione dei nuovi Consigli Provinciale e Comunale, del nuovo Presidente della Provincia e del nuovo Sindaco di Firenze, passando per la consultazione europea e i tre quesiti referendari.
Mi limito, per ora, al livello locale, dove senza dubbi il PD, il centrosinistra e i due candidati a Presidente della Provincia ed a Sindaco di Firenze hanno avuto un ottimo consenso, che ha dato vita a maggioranze consiliari forse ancora più solide ed omogenee che in passato.
Diciamo che si è premiata la discontinuità, pur riconfermando la fiducia nella maggioranza che ha governato Firenze negli ultimi quindici anni. A Matteo spetta ora un compito non facile: confermare questa voglia di cambiamento, in uno scenario di grandi difficoltà per gli Enti Locali e per Firenze in particolare. Una città - Firenze - che ha bisogno come il pane di cambiamento, ammodernamento, nuove infrastrutture e, soprattutto, di fiducia in se stessa.
Nella notte della vittoria, ad un'ora improbabile, ho scritto a Matteo un sms, ringraziandolo per l'impegno, complimentandomi per la netta vittoria e per il bel discorso che ha tenuto in Piazza SS. Annunziata. Ho voluto aggiungere una considerazione, un convincimento che ho maturato in questi anni di esperienza amministrativa: "per essere buoni amministratori - ho scritto - occorrono tante doti, ma credo che le cose riescano meglio se si ha amore per il territorio che si ha l'onore di governare". "E questa città - ho scritto ancora - merita il nostro amore, la nostra dedizione, il nostro rispetto, senza mai perdere umiltà e capacità di ascolto nei confronti di tutti".
Forse non sarà una categoria politica, ma la passione può farci fare grandi cose, al di là delle difficoltà di bilancio, al di là della burocrazia, al di là delle piccole o grandi miserie della politica. Solo così la Politica (questa volta con la P maiuscola) può tornare ad essere, come diceva Giorgio La Pira, "la più alta forma di amore nei riguardi degli altri".