sabato, 26 aprile 2008

Il 25 aprile, i partigiani e quelli che

Sessantatre anni e non li dimostra, o non li dovrebbe dimostrare. Abbiamo appena finito di celebrare la ricorrenza del 25 aprile (io sono stato a Ponte a Ema, come quasi ogni anno), il nuovo governo non si è ancora insediato e già ritornano le vecchie polemiche su queste commemorazioni.

Il "leader dello schieramento avversario", premier in pectore, Cav. Silvio Berlusconi, ha dichiarato, infatti, che non avrebbe partecipato a nessuna commemorazione perché "ha da lavorare". Per gli italiani, si intende.

Ora, al di là di ogni retorica, vorrei commentare "pacatamente, serenamente" che quei giovani che dettero la vita per la ricostruzione civile e democratica del nostro Paese lo fecero perché credevano in un'Italia migliore, in un'Italia che non sarebbe più dovuta cadere in tragedie come quella della dittatura e del fascismo. Molti di loro lasciarono i campi, o il lavoro (appunto), gli affetti, la famiglia, la fidanzata o il fidanzato per andare a combattere, per restituire dignità nazionale ad un Paese stremato dalla guerra ed umiliato dall'occupazione tedesca.

Certo, ci furono dei giovani che scelsero l'altra parte, la scelsero perché convinti che quello fosse il bene del Paese, imbevuti della propaganda di un'ideologia sbagliata ed aberrante; al di là della comprensione e della solidarietà umana, non si possono equiparare agli altri, quelli che scelsero la Resistenza e l'insurrezione contro il nazifascismo.

Ci furono scelte giuste e scelte sbagliate, insomma, e la storia ha dato, da tempo, il suo giudizio sulla tragedia di dimensioni epocali che fu il nazifascismo. Ricordare i valori che spinsero quei giovani a lottare contro la dittatura e contro la guerra significa semplicemente tenere vivi i principi che stanno alla base della nostra Costituzione. Ricordare quei valori significa consegnare alle nuove generazioni la passione civile che animò quei giovani e che ha alimentato, per anni, la storia del nostro Paese.

Un Paese democratico, libero, degnamente inserito negli organismi internazionali, che ha scelto la pace e il lavoro come valori fondanti la propria Carta Costituzionale.

Senza quei giovani, senza il loro sangue versato, senza i valori che li allontanarono dagli affetti e li spinsero sulle montagne, anche il "lavoro" del Cavaliere avrebbe, oggi, poco senso.

                                                                                                    Andrea

 

postato da: acecca alle ore 17:33 | link | commenti (2)
categorie: ricorrenza del 25 aprile