Novembre 2001, nel mio ufficio di Assessore al Bilancio del Comune di Firenze. E' la sera della consegna dei Fiorini d'oro, un riconoscimento che il Comune di Firenze conferisce ai suoi cittadini più illustri, a coloro che hanno fatto qualcosa di importante per la loro comunità.
Generalmente, il Sindaco di Firenze svolge un breve ed informale giro di consultazioni fra i suoi collaboratori per conoscere eventuali proposte. A me, quell'anno, mi era venuto in mente Don Danilo Cubattoli, "i' Cuba", come lo chiamano i suoi ragazzi, quelli di San Frediano. I' Cuba è un fiorentino e un prete vero, da sempre: ha vissuto da povero fra i poveri, da ultimo fra i più ultimi (in particolare i detenuti), senza mai rinunciare alla battuta e allo spirito fiorentino, senza mai far mancare una parola di conforto e di incoraggiamento anche a noi impegnati sul difficile fronte della politica.
Dunque, la sera della consegna del Fiorino d'oro a Don Cuba. Lo chiamo qualche giorno prima, gli dico "guarda di venire un po' prima, ho da parlarti"; "magari - lo avverto - fammi un piacere: bussa direttamente al mio ufficio, non passare dalla segreteria, perché a quell'ora non c'è più nessuno".
Don Danilo arriva, bussa alla porta, gli dico di entrare anche se la luce è spenta per un guasto.. Appena entrato, accendo la luce e parte un applauso: ho riunito, dentro il mio ufficio, mezza San Frediano e un po' di politici fiorentini affezionati da sempre a Don Cuba.
Fra questi, alcuni sono ritratti in questa foto. Da sinistra a destra: Simone Tani (all'epoca Assessore alle Partecipate del Comune di Firenze), Enzo Pezzati (già Presidente del Consiglio Regionale della Toscana), Graziano Grazzini (Consigliere Comunale e, poi, Provinciale di Forza Italia), Gianni Conti (già Vice Sindaco di Firenze, nonché Assessore all'Urbanistica e alla Cultura). A parte Don Cuba, che ci ha lasciato nel dicembre 2006, anche Pezzati e Grazzini non sono più con noi. Enzo è stato, per tutti noi, un maestro: ci sono tanti ricordi, nella memoria, a partire dai giorni del rapimento Moro (Enzo era Segretario Provinciale della D.C.) che hanno segnato i miei primi passi nell'impegno politico.
Graziano era un amico speciale, una di quelle persone che, per serenità, gentilezza, competenza, amore e dedizione sinceri per il prossimo, riescono ad illuminare tutto quello che li circonda. Aveva cinquantuno anni, era giovane, sportivo, aveva dei figli ancora piccoli. Se ne è andato, una sera di settembre, al tavolo di lavoro in Provincia, e ancora oggi mi manca, come credo manchi a molti fiorentini. Non è un modo di dire, chi ha avuto la fortuna di conoscere Graziano sa che è la verità: Graziano era più di un politico (anche se la politica la conosceva bene), era un uomo che aveva il dono di una fede vera e sincera, che sapeva tradurre nel concreto, nella vita e nella politica di tutti i giorni, sempre con il sorriso sulle labbra. Quel sorriso di cui siamo stati privati quella sera del settembre 2006.